Sbobinatura 2010

Sarat Maharaj

“Lost in Translation 2010”

Triennale di Milano

 

Il concetto di smarrimento/ritrovamento nella traduzione. Smarrimento nella traduzione, è avvertito come un guasto nella comunicazione.

Quando ci troviamo di fronte ad un oscuro straniero che non è in grado di comunicare nella nostra lingua. Ci sentiamo esasperati, seccati, infastiditi.

Sindrome dello straniero incapacità di tradurre, difficile perdersi in una traduzione, siamo sempre in un processo di traduzione. Mnetre il processo Smarrimento è quello della difficoltà di cogliere un significato.

Tendiamo a considerarlo un ambito che equivale ad un fallimento, un cortocircuito. La mia proposta è quella di invertire questa posizione, essere umano per sua natura smarrito nella sua traduzione. Condizione dell’umanità : suggerilo attraverso una parola che possiamo proiettare sullo schermo; prima di essere capaci di pronunciare una frase siamo in uno stato di pre-formulazione, pre-espressione, intensa consapevolezza a livello corporeo e mentale, avvertiamo l’impulso e la nostra incapacità di esprimerci. Cerchiamo di specificare questa condizione esistenziale.

Condizione ontologica, in cui noi come esseri umani ci sentiamo persi: il corpo vuole parlare… ma la formulazione non riesce ad avvenire, non c’è un’adeguatezza tra desiderio, modalità ed obiettivo.

Umberto Eco ci ha dato molti suggerimenti su questa problematica all’interno del commento della Genesi, mito della torre di Babele, quello che voglio suggerire io tuttavia è che siamo già Babele in noi stessi, con essa dobbiamo fare i conti… cerchiamo di espimerci prima ancora di poterlo fare…

Domanda : Che cosa’è la traduzione? Che cos’è il processo di traduzione? Cosa avviene in esse, cosa viene perso, trovato, dissipato nell’atto della traduzione?

Vorrei concentrarmi su due modalità, per il momento: bidimensionale, (slide) grafico che descrive le trasformazioni cartesiane degli organismi, che a prima vista sono molto diversi l’uno dall’altro, biologo inglese Darcy Thompson (metodo matematico, quello delle ascisse, comprimendo la griglia in modo diverso per mostrare come gli stessi organismi possono in un processo di distorsione possono assomigliarsi se posti all’interno di una griglia interpretativa quando inizialmente sembravano diversi.)

Si incentra sul modo in cui noi riusciamo a capire la differenza/somiglianza.

Quali sono i limiti delle trasformazioni di Darcy Thompson nel suo grafico?

In ultima istanza, la differenza viene persa in questa trasformazione,  sembra la produzione di qualcosa di simile e invece produce qualcosa di diverso; questa differenza è la dimensione proficua del processo di traduzione.

Il secondo problema delle leggi cartesiane : legge di equivalenza, dissimile, variabile, diverso tabella di confronto, come se fosse commensurabile, come se potesse essere confrontato ed esaminato in termine di equivalenza.

(Esempio dei pesci)

Legge di reversibilità (sembrare),a può sembrare b, ma anche b può sembrare a, ed in quest’ottica della traduzione abbiamo a che fare con qualcosa di statico, ci troviamo a che fare con qualcosa che è su binari. Processo controllato, concetto cristallino di traduzione, che sembra un po’ inadeguato nel nostro contesto.

Passiamo ora a esaminare quello che potrebbe essere un II approccio al contesto di traduzione: prendo dal Cattolicesimo “la Transustanziazione”.

Cristianesimo Eucarestia; Qualcosa tradotto in un simbolo. Consumati nel Sacramento. Complesso grado di comprensione della Transustanziazione (riferimento a Marcel Duchamp che ha sviluppato questo concetto e confronta le trasformazioni di Cartesio / Sacramento Cattolico). Nella Transustanziazione discussione con il Protestantesimo, secoli di divisioni e guerre, violenza potenziale di questa tematica; la traduzione ci porta in un ambito estremamente delicato, si sono scatenati violenti conflitti sui simboli ed esistono ancora dei tabù. Impatto che ha sul concetto della comunicazione e della coesistenza nella nostra epoca moderna.

“Transustanziazione”: visione della traduzione tridimensionale, processo dinamico rispetto a quello statico-scientifico.

Esaminare estensione del concetto di traduzione nel lavoro del ballerino dell’Africa Occidentale (che ora vive in Svizzera) Seidou Boro, nel suo lavoro la danza e il corpo diventano la problematica della traduzione stessa. Come si traducono i suoi movimenti, rimane un problema…

Con traduzione non dobbiamo infatti sentirci limitati alle parole e ad una lingua che si esprime a parole, c’è una vasta gamma di possibilità nell’esperienza umana: una possibilità visiva, somatica, sonora ; e immediatamente questo ci suggerisce la problematica della traduzione… in questa danza cominciamo ad estendere il concetto di traduzione dal nucleo del suo significato: portare da un punto, da a a b, si varca un confine, da 1 a 2, questo attraversamento del confine è quel che diviene il concetto di trasporto di significato e di identità. E varcare il confine in termini letteralmente territoriali nel lavoro di Seidou Boro…

Cosa avviene quando viene varcato un confine? Come facciamo a misurarci con le identità, i territori, i sensi di appartenenza, i radicamenti nei territori, confrontandoci con i movimenti migratori del nostro tempo, che hanno prodotto concetti che sono diventati generici come i Sans Papier, Clandestini…

Sono in una costante, perpetua traduzione. (lavoro di Seidou Boro)

In questa danza è un movimento corporeo indeterminato… e non si può propriamente definire danza, non può essere considerata danza folcloristica. Resistere a tutti i tentativi di identificazione prodotti dalla traduzione. Questi movimenti nel mercato : vediamo dei movimenti che possono sembrare delle sequenze casuali, alcune parti coreografate, alcune calcolate come un algoritmo.

(VIDEO)

Il colonialismo struttura le radici attraverso le quali le persone si incontrano ed entrano in contatto. Per andare da un luogo vicino al paese in cui abita… deve sottostare a delle rotte di connessione regolate dal potere coloniale che creano i percorsi dell’identità e della territorialità, ed è questo contro cui resiste… nel rifiutarsi nell’esprimersi attraverso la danza…

L’idea della traduzione come trasporto, come rifiuto di restare nella categoria in cui si è ancorati/nati, del territorio in cui uno dovrebbe situarsi… dislocazione, come rottura nel discorso e nel luogo; questa dislocazione è il terreno su cui dobbiamo  comprendere esperienze traduzione nel nostro tempo.

Modernità in divenire, al di fuori dalla lunga storia dell’Occidente europeo.

(SLIDE grafico)

Il mondo Sud-Sud che emerge: un mondo che è esistito a lungo ed esiste al di sotto la linea eurocentrica, dove ci si può spostare senza documenti, né carte, da zone e città europee… questa traduzione è in corso e questo mondo, che è costituito principalmente da donne che portano le loro merci… Traffico, questo passaggio tra luoghi è l’attività stessa della Traduzione,costante bisogno di negoziare barattare, scambiare, creare, di perdersi nel poter trovare le proprie direttive rotte nel mondo. In questo senso smarrimento nella traduzione.

Traduzione Quadrimensionale: proviene dalle white box nose, di Marcel Duchamp traduzione in tutte le direzioni, descritta in termini molto sensuali, modo di guardarsi di incontrarsi, come un abbraccio sensuale, ed è come tenere in mano un coltello in mano. Questo modo di guardare è un modo di guardare quadrimensionale. Espressione tattile. Uno degli ultimi modelli cui vorrei accennarvi, parliamo di un abbraccio retinico della cosa che si guarda.

Ciò chiama in causa il tatto, lo sguardo, la percezione… affinchè non riduciamo la traduzione come fatto meramente testuale; la traduzione riguarda il nostro mondo quotidiano,c’è stato un tempo in cui la traduzione avveniva ai confini dell’impero i nostri antropologi, tentativo di interpretare e tradurre  i nativi… quest’epoca è finita oggi siamo noi che dobbiamo tradurci, concetto di traduzione perpetua, incessante, è più forte oggi che rispetto al passato.

Steve Walthy ci porta ad elaborare questo concetto di Lost in Translation: Madre e bambino che sta imparando a parlare… sulla soglia.

Lei gli legge i cap 27 28 de “Il viaggio al centro della Terra” di Julius Verne, viaggio al centro semantico, al centro del significato, come si può intraprendere questo viaggio verso il significato senza finire nelle trappole del percorso.

Siamo nel punto in cui il protagonista inciampa e finisce in una caverna, e non è più sicuro di essere in uno stato onirico, semi cosceinte, o di veglia: emblematico di dove ci troviamo quando intraprendiamo il processo della traduzione. Ma qualcuno entra nel mondo del linguaggio e chiede a Tony O’Connor(filosofo estremamente colto) che intraprende una sorta di erosione della consapevolezza, e questa mente filosofica riesce a vedere le forme, ma non le connette con la sostanza del significato.

Misterioso scollegamento tra la Forma e il Mito del significato.

(VIDEO)

Questo scollegamento tra forma e sostanza non porta ad una perdita totale nel senso drammatico che noi attribuiamo alla impossibilità di tradurre, quello che fa emergere è il toccante e doloroso crollo di una mente sofisticata che è ormai incapace di stabilire questi collegamenti. Emergono le mani,(non le mani orientali come gli orientali le muovono in base agli stereotipi della differenza così diffusi) ma nel corpo, nel gesto, nel visivo e nel somatico: tutto diventa un’unica dimensione più presente ed articolata nel tentativo di tenere aperta la comunicazione, e nel tentativo di articolare la propria presenza nel mondo; smarrirsi nella traduzione non è una devastazione totale, ma è la produzione di una nuova capacità creativa,ed è questa dimensione creativa che va tenuta presente nel collegare il concetto del Lost in Translation con l’idea dell’essere umano, che è essenzialmente e ontologicamente smarrito nel tentativo di traduzione. Entriamo nella lingua “da bambino”, il filosofo esce dalla lingua e insieme c’è una reinvenzione del mondo molto creativa.

Produciamo l’intraducibile (fastidioso e difficilissimo nella traduzione) è di fatto uno dei  misteri più profondi ; la produzione dell’intraducibile è la produzione dello spazio della creatività e della potenzialità. Abbiamo il testo A che possiede la sua logica linguistica, la sua sintassi, la sua grammatica e abbiamo il testo B (la lingua B) che ha la sua sintassi, la sua intonazione, la sua grammatica per tradurre A in B dobbiamo costruire il significato in termine A e poi riforgiarlo per adattarsi allo logica sintattica di B, in questo passaggio da A a B qualcosa viene prodotto e noi lo chiamiamo l’Intraducibile. Qualcosa che non si adatta né ad A né a B : è una terza dimensione che emerge.

Alcuni filosofi lo hanno descritto come l’ “Avanzo”, ma io preferisco definirlo come un terreno creativo della pre-capacità di tradurre e di esprimersi. C’è però un utilizzo negativo dell’Intraducibile in generale i collegamenti con la cultura nella vita di tutti i giorni ci dicono che quello che non riusciamo a tradurre viene da noi liquidato come qualcosa che non ha valore, che è inutile, che non merita la nostra considerazione, un profugo, un immigrato bofonchia qualcosa che non siamo in grado di capire, noi indichiamo la strada e lui va dall’altra parte rispetto alle indicazioni che abbiamo dato: questa situazione ci parla di perdita di traduzione, di incapacità di traduzione.

E questo spesso ci porta a dire che l’Intraducibile è quella zona che non ha ancora raggiunto lucidità della comunicazione, quello che non può essere tradotto non si è ancora evoluto nella posizione di quella lucidità, e questo concetto che l’intraducibile sia ad un livello della scala evolutiva inferiore : altamente discutibile, ma molti momenti nella società, nella storia, ci dicono che di fatto questa è stata la posizione adottata.

Rischiamo nella società contemporanea di liquidare l’intraducibile come il non evoluto, come qualcosa che attiene a chi non è ancora entrato a far parte della modernità, a chi deve ancora entrare nella modernità, li liquidiamo come insignificanti. Voglio usare questo esempio della storia dell’arte: la stanza che è stata costruita durante gli anni dell’Apartheid in Sud Africa per illustrare questo concetto dell’Intraducibile e della scala evolutiva delle culture del mondo

(SLIDE)

quasi al centro dell’immagine, c’è un busto greco-romano, questa tradizione dal Rinascimento fino alla fine del XIX secolo con l’Impressionismo, questa tradizione greco-romana, era considerata la norma della visualizzazione dell’esperienza del mondo: tutte le opere d’arte partivano da essa, come se potessero avere senso solo se illuminate dalla luce di questa immagine, è interessante vedere come il flash del fotografo lo rende più bianco e lo fa sembrare quasi un punto di bagliore da cui tutti gli altri oggetti sono organizzati, gli scritti islamici, la testa del Buddha, il dipinto di Brueghel : il retinico europeo, le sculture africane… sono interessanti due momenti in particolare (stanza dove ho studiato da giovane) verso la finestra si vede un treno che porta verso i prigionieri in carcere , e sul bordo c’è una scritta di una grande ballerina indiana (che riusciva ad eseguire questa danza, come atto di resistenza contro il potere coloniale britannico), e il rifiuto che il corpo delle donne native venisse sottomesso come negli anni della dominazione Islamica in India, ha fatto sì che nascessero queste ricchissime danze in contrapposizione ai tabù, quindi è un atto di creatività di produzione creativa, contro il tabù e le leggi coloniali.

La politica della traduzionedev’essere tenuta presente: la dimensione politica della traduzione non va mai dimenticata…la produzionie di somiglianze, caratteristica della traduzione, ogni giorno noi esigiamo che gli altri siano simili a noi, siano identici a noi, e non lo esigiamo solo come condizione legale, ma noi vogliamo che siano come noi in tutti i sensi, e sentite il totalitarismo di questa esigenza e di questa domanda. Assimilare l’altro, rendere l’altro come noi, questo atto di traduzione, è un profondo atto di xenofobia, è l’atto della paura dell’altro, nell’interesse della somiglianza, e questo può portare alla eliminazione delle differenze, cosa che noi facciamo spesso in quello che è apparentemente un liberale gesto di gestione delle differenze, o il multiculturalismo spensierato, che diventa una facciata che non ci permette di affrontare la sfida dell’accettazione delle diversità nel mondo e di quanto possiamo accettare noi che ci consideriamo centro del mondo.

Zona di Bloomsbury, scrittori famosi hanno vissuto in questo quartiere: Virginia Woolf, Kane, Joyce, tutte le grandi figure del gruppo di Bloomsbury, ospita una delle più grandi comunità del Bangladesh a Londra, e questo è un momento  di dis-locuzione dove il discorso e il luogo subiscono una sorta di rottura e producono un terzo spazio una sorta di deterritorializzazione, un’esperienza come questo negozio di Bloomsbury. (mentre descrive la foto ) Dall’altro lato della strada negozi per vegetariani, e questo coglie un aspetto di questa differenza radicale, che consideriamo poco appetibile ma con cui dobbiamo vivere, e la traduzione produce questa proliferazione di differenza che dà luogo ad una frizione fra le differenze stesse, che tuttavia generano nuovi pensieri, contatti, sentimenti la ricchezza di una nuova cultura persino l’emergere di una nuova lingua: London Stuny.

Il processo dello smarrimento della traduzione arriva ad essere infine qualcosa di molto più interessante e proficuo; qui ho elencato i vari stadi attraverso i quali possiamo vedere la produzione nella lotta tra somiglianza e diversità il Pigine Linguish, un termine preso a prestito che non può essere tradotto è stato ripreso dai Finnegane’s Wake, quel libro indigesto di Joyce, e con Pigine Linguish intendiamo il momento della pre-formulazione, quando siamo in possesso delle molecole della lingua cheperò non hanno ancora preso una forma, e arrivare ad una articolazione.

Multicultural Rock gestione altamente manipolativa delle differenze.

Esperanto di cui ho parlato anche all’inizio

Altri tentativi di creare una lingua universale come il Volapuk

Non hanno avuto presa, e questo ci racconta dell’ impossibilità di creare dei sistemi universali di comunicazione, che emergono dal nostro vivere quotidiano così cosmopolita, parliamo diverse lingue in una forma più o meno rotta, ed è in questa frammentazione che nuove forme di inglese emergono fornendoci la base della comunicazione contemporanea.

Due immagini purtroppo difficili e dolorosa, poiché non vorrei che pensiate che ho una visione troppo ottimistica.

Tematica della sovra-traduzione, mondo iper- tradotto, mi piace il termine di “sovra-traduzione” che deriva dall’artista .. Quan Jao Pehn opera, traduzione dal cinese all’inglese, traduzione meccanica attraverso il computer…

Quando vediamo questo attentatore che è stato strumento di un attacco al quartiere di Bloomsbury, è stata messa una bomba da quest’uomo l’attentatore dell’autobus, nel 2005 dietro l’angolo di casa mia, vediamo che si traduce nel suo modo di vestire in una figura particolare, vestito come un normale insegnante inglese, ci appare come una persona normale, l’unica cosa che mi ricordo seminari nelle biblioteche è che aveva sempre una penna in mano, mentre si traduce nell’emblema della Jihad non perde mai questo particolare moderno atteggiamento; questo produce una serie di problemi : tutti possono diventare sospetti, in nome della sicurezza tutti possono essere trattati come potenziali attentatori,.

Questo cugino dell’attentatore molto comune, moderno (alla moda, jeans a vita bassa, uguale ad altri migliaia, postura molto scanzonata, ma composto nel suo tentativo di sembrare contemporaneo)è un attentatore che si maschera, lo hanno sospettato di vestirsi così per mascherare la sua idea di bombardare.

Paranoia sulla sicurezza, qualcosa che non possiamo radicare nell’eta moderna, nel sistema post-retinico, sistema altamente visuale in cui viviamo. In questo momento quindi Para-noia: eccesso di conoscenza, troppa informazione. Dilemma etico: affrontare le divergenze, le somiglianze, il mascheramento, segni di inautenticità— tematiche etiche di confronto con l’altro in quelli che noi chiamimo gli scenari di LOst in Translation.

Grazie.

 

 

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